Osteoporosi, l’importanza della prevenzione

Osteoporosi, l’importanza della prevenzione

Intervista alla dottoressa Maria Luisa Bianchi del Centro Malattie Metaboliche Ossee Istituto Auxologico italiano IRCCS di Milano, e Segretario generale della Lega Italiana Osteoporosi Onlus.


Dottoressa Bianchi, che cos’è e  quali sono i sintomi dell’osteoporosi? 

Tecnicamente, si definisce come “una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da ridotta massa minerale e deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità dell’osso e maggior rischio di fratture. In parole semplici, l’osteoporosi è una malattia caratterizzata da un aumento della fragilità  ossea per la progressiva diminuzione del suo contenuto di minerali (sali di calcio). Nella maggioranza dei casi, colpisce le persone di età avanzata: per esempio, si calcola che colpisca una donna su 4 dopo la menopausa, e un uomo su 8 dopo i 65 anni.

È importante sapere che – dopo una certa età – una lenta perdita di minerali dell’osso è normale (o meglio, fa parte delle numerose modificazioni che il nostro organismo subisce con l’invecchiamento). Se però questa perdita è eccessiva, e la massa ossea scende al disotto di determinati livelli ( perché la perdita è più veloce della norma, o perché è continuata troppo a lungo, oppure perché si è partiti da un capitale di calcio scheletrico ridotto), allora si può arrivare all’osteoporosi. Purtroppo l’osteoporosi non dà né sintomi né segni precoci. E, in genere, non dà neppure dolore. Per questo motivo è stata definita il “ladro silenzioso”, poiché ruba per anni, senza farsene accorgere, il calcio del nostro osso.

Nella maggior parte dei casi, l’osteoporosi si manifesta improvvisamente con una delle tipiche fratture “da fragilità ossea” dell’anziano: fratture di polso, coste, vertebre o femore a seguito di traumi anche molto lievi e banali, come una semplice caduta, o per aver preso in braccio un nipotino.

Solo in alcuni casi, l’osteoporosi può accompagnarsi a dolore osseo (in genere alla schiena), che, tuttavia, può essere confuso con i dolori determinati da un’altra malattia molto frequente negli anziani: l’artrosi. Il dolore legato a queste due patologie è, comunque, abbastanza diverso. Infatti, nel caso dell’artrosi il dolore compare, nelle articolazioni colpite, soprattutto la mattina quando ci si alza dal letto, oppure dopo un certo periodo di immobilità (per esempio, dopo aver passato un certo tempo sdraiati o seduti in poltrona), e tende a ridursi o scomparire con la ripresa del movimento.
Il dolore dell’osteoporosi è  più un senso di pesantezza alla schiena (in genere nella regione lombare) che compare dopo che si è stati a lungo in piedi, e scompare rapidamente sdraiandosi.


Quali gli esami consigliati?

Per evitare brutte sorprese, particolarmente per le donne, in  presenza di fattori di rischio, o comunque verso i 65 anni, è consigliabile fare un esame chiamato mineralometria ossea computerizzata o MOC, l’unico esame che permette di diagnosticare correttamente l’osteoporosi. La MOC eseguita con tecnologia “DXA” è oggi considerata l’esame più attendibile per la diagnosi di osteoporosi. I criteri OMS per la diagnosi di osteoporosi fanno riferimento proprio ai valori di massa e densità ossea rilevato con la MOC DXA.

 

È corretto affermare che un certo stile di vita rientri tra i fattori di rischio più comuni nei confronti dell’osteoporosi?  Assolutamente si. Un’alimentazione povera di calcio, il fumo e un eccessivo consumo di alcol e di caffè sono sicuramente tra i più comuni fattori di rischio.

 

Dottoressa, esistono più forme di osteoporosi?
Sì: l
e forme più comuni di osteoporosi sono quelle post-menopausali e senili. Nelle donne, l’osteoporosi post-menopausale è legata essenzialmente alla brusca caduta del livello degli estrogeni  (gli ormoni sessuali necessari, tra l’altro, per il normale metabolismo osseo). Negli uomini, il legame con l’andropausa – che è comunque più tardiva e più graduale della menopausa – è meno definito. Occorre anche considerare che nell’anziano tutte le funzioni vitali tendono progressivamente a indebolirsi, e quindi anche la “robustezza dell’osso” risente dell’età. La cosa più importante per non avere l’osteoporosi da anziani è aver costruito un osso robusto da giovani, cioè aver raggiunto un alto “picco di massa ossea” al termine della crescita e dello sviluppo scheletrico, intorno ai 25-30 anni di età. Più è alto il picco di massa ossea da giovani, più è basso il rischio di avere osteoporosi da vecchi. Oltre all’osteoporosi post menopausale e senile, sono purtroppo abbastanza frequenti anche le forme di osteoporosi “secondarie” ad altre malattie, che possono colpire a qualunque età, compresi i bambini. Fra le cause più comuni di osteoporosi secondaria: menopausa precoce  (prima dei 45 anni), celiachia e altre malattie che provocano malassorbimento intestinale, anoressia nervosa, tutte le malattie croniche che richiedono lunghe cure con farmaci a base di cortisone (come artrite idiopatica giovanile, artrite reumatoide, LES, leucemie, fibrosi cistica, ecc.), insufficienza renale cronica, epatopatie croniche, amenorree  primitive e secondarie da qualunque causa.

 

Quanto ai numeri?
Si calcola che, nel mondo, più di 200 milioni di persone siano affette da osteoporosi. Solo in Europa, USA e Giappone, l’osteoporosi colpisce più di 75 milioni di persone. La tendenza all’allungamento della vita media e all’invecchiamento delle popolazioni, in mancanza di seri interventi di prevenzione, determinerà nei prossimi decenni un significativo aumento dei casi. Nel 1990, ogni anno, nel mondo, si sono verificate circa 1,6 milioni fratture di femore; nel 2050 si quadruplicheranno, arrivando a 6.000.000/anno.

Ogni anno, solo in Italia, si verificano circa 70.000 fratture di femore in gran parte dovute a osteoporosi. Si tratta di fratture molto gravi: dopo una frattura di femore, infatti, circa il 50% delle persone anziane va incontro ad una notevole riduzione della propria indipendenza, e il 30% muore nei 12 mesi successivi alla frattura.

Nell’Unione Europea, si calcola che il 40% delle donne e il 13% degli uomini dopo i 50 anni, avrà una frattura da fragilità ossea. Un cittadino su otto, dopo i cinquant’anni, subisce una frattura vertebrale. Non ci sono stime attendibili sulle fratture vertebrali, ma si calcola che una su 2 non venga neppure diagnosticata correttamente (cosa che si può fare solo con una radiografia della colonna in proiezione laterale). Purtroppo, molto spesso le fratture vertebrali sono considerate semplice “mal di schiena”…

 

Mai come in questo caso, pertanto, la prevenzione è fondamentale…
Esattamente, poiché l’osteoporosi è una malattia che in molti casi si può e si deve prevenire, e questo obiettivo si può realizzare essenzialmente con l’informazione. Bisogna far conoscere a tutti – perché tutti siamo potenzialmente a rischio – quali possono essere le cause alla base dell’osteoporosi e quali le misure che possono aiutarci ad evitarla.
La “qualità” e la robustezza del nostro osso si determina soprattutto nei primi 25-30 anni di vita, il periodo della crescita e dello sviluppo. Si può quindi dire che la vera prevenzione dell’osteoporosi deve iniziare fin da giovanissimi. Chi al termine dello sviluppo ha raggiunto un elevato picco di massa ossea avrà per tutta la vita un minor rischio di osteoporosi.

Ma in ogni caso, meglio tardi che mai. A qualunque età possiamo fare qualcosa per il nostro osso, e per evitare che la nostra situazione peggiori in futuro. Quindi, le buone regole della prevenzione si possono mettere in opera a qualunque età.

 

La prevenzione dell’osteoporosi ha tre cardini:

  1. Dieta ricca di calcio, adeguata all’età (latte, yogurt, formaggio o anche, se necessario, un integratore alimentare a base di calcio).
  2. Moderata ma regolare attività fisica (la cosa più semplice è camminare di buon passo 30 minuti al giorno).
  3. Normale disponibilità di vitamina D, che serve ad assorbire il calcio nell’intestino. La vitamina D si forma nella pelle per azione della luce del sole, per cui in genere basta un po’ di vita all’aria aperta per avere quella che ci serve. Per gli anziani può essere indicato un supplemento di vitamina D. Questa è l’unica vitamina che non siamo costretti ad assumere con i cibi: siamo capaci di sintetizzarla, perché si forma normalmente nella pelle grazie ai raggi ultravioletti (UVB) della luce solare.

 

 

Ci sono poi altre cose da fare? Per esempio: smettere di fumare; ridurre a limiti ragionevoli il consumo di alcool; evitare un’alimentazione troppo ricca di proteine e moderare il consumo di sale da cucina; evitare un consumo eccessivo di alimenti integrali ricchi di fibre (particolarmente nei pasti in cui mangiamo cibi ricchi di calcio); iniziare a fare regolarmente attività fisica.

Un concetto che mi preme sottolineare: “senza calcio non c’è osso”. Il calcio si ottiene soprattutto dal latte e dai suoi derivati come yogurt e formaggi; una dieta carente di calcio è molto frequente, forse oggi anche più di qualche decennio fa (nuove mode alimentari, prodotti “fast food”). Le statistiche dicono che in tutto l’occidente la dieta dei giovani e giovanissimi è molto spesso troppo povera di calcio. A parte l’occasionale gelato o yogurt, il latte non è più sulla tavola di tutti i giorni. Mentre i formaggi sono visti – non senza ragione – come alimenti grassi e ipercalorici, e quindi da evitare.

Infine, l’acqua. In Italia, l’acqua del rubinetto in molte città, come per esempio Roma o Milano, è piuttosto ricca di calcio: informatevi presso il vostro acquedotto. Anche molte acque minerali sono ricche di calcio: quelle che ne contengono più di 200 mg per litro (leggete l’etichetta!) possono fornire una discreta quota del fabbisogno quotidiano di un adulto.

 

A cura di: Minnie Luongo

 

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